Descrizione
INFO VARIE SULLE OPERE CONCETTUALI LAVINIA'S
Dalla metà del 2025 l’artista Lavinia’s sente l’esigenza di creare delle opere in grado di trasmettere un concetto ben preciso e delineato e provocare delle riflessioni nell’osservatore, attraverso l’utilizzo dei i suoi soggetti colorati, allegri e tridimensionali.
Inizia quindi ad affiancare a tutte le opere realizzate fino a quel momento, una serie di quadri e sculture dedicati a temi e concetti ben specifici.
Di seguito i dettagli delle opere concettuali realizzate fino ad ora.
DOPAMINE MACHINE
DOPAMINE MACHINE
La macchina che produce dopamina
DOPAMINE MACHINE è un’opera concettuale che invita a riflettere sulla trasformazione degli schermi: da strumenti di conoscenza a macchine di gratificazione immediata.
Il vecchio monitor, risalente alla fine del ’900, rappresenta una fase in cui lo schermo appariva ancora semplice, limitato, quasi innocente. Era uno strumento attraverso cui le informazioni venivano trasmesse e osservate, mantenendo una distanza tra noi e ciò che veniva mostrato.
Oggi quella distanza sembra essersi dissolta.
Le caramelle che escono dallo schermo trasformano il monitor in una macchina del piacere visivo: un’esplosione di colori, forme e stimoli che richiama il modo in cui siamo continuamente esposti a notifiche, like, immagini, video brevi e contenuti sempre nuovi.
È proprio la ricerca continua di questi piccoli stimoli e delle gratificazioni che ne derivano a richiamare il ruolo della dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nei meccanismi di motivazione e ricompensa. È quella spinta che ci porta a controllare una notifica, a cercare un nuovo like o a continuare a scorrere lo schermo alla ricerca del contenuto successivo.
Le caramelle diventano così una metafora di queste piccole gratificazioni: sono colorate, seducenti, irresistibili e offrono un piacere immediato. Una tira l’altra, proprio come uno stimolo può spingerci a cercarne subito un altro.
Il piacere non rimane più confinato dentro lo schermo: esce fuori, diventa fisico, occupa lo spazio e si può quasi toccare. Il monitor perde così la sua funzione originaria e si trasforma in un oggetto simbolico: non più soltanto un dispositivo che trasmette informazioni, ma un vero e proprio distributore di piacere visivo, rappresentato da un’esplosione di zucchero e colore.
Le caramelle, però, hanno anche un’altra caratteristica: sono dolci, appaganti e seducenti, ma non nutrono davvero. Allo stesso modo, una parte dei contenuti che consumiamo quotidianamente può essere dolce per gli occhi ma vuota di sostanza.
DOPAMINE MACHINE racconta quindi il passaggio dal primo pixel alla sovrastimolazione e il vecchio schermo diventa una macchina che non distribuisce più informazioni, ma zucchero mentale che crea dipendenza.
LIKE MACHINE
LIKE MACHINE
La macchina che produce like e approvazione
LIKE MACHINE è un’opera concettuale che invita a riflettere sulla trasformazione degli schermi e sul rapporto sempre più stretto tra tecnologia, emozioni e bisogno di approvazione.
Il vecchio monitor, risalente alla fine del ’900, appartiene a un’epoca in cui questi dispositivi erano soprattutto strumenti di informazione e lavoro.
Il suo cambiamento estetico, rappresentato dai glitter che lo rendono più glamour nascondendone i difetti, lo fa sembrare il contenitore adatto per la condivisione di immagini perfette, proprio come un “filtro social” è in grado di fare. Un modo per sentirsi più sicuri davanti allo sguardo e al giudizio degli altri.
I cuori che riempiono lo schermo rappresentano i like e sono tutti diversi tra loro proprio perché dietro ad ognuno c’è una persona differente. Sono colorati, esteticamente attraenti e il loro magnetismo rende il like irresistibile. Il cuore, da sempre simbolo di apprezzamento e affetto, assume qui il significato di una delle forme di approvazione più potenti dei nostri tempi.
Infatti, ciò che spesso cerchiamo attraverso di essi non è altro che attenzione, riconoscimento e appartenenza.
Ed ecco come il monitor diventa una sorta di macchina dell’approvazione: una finestra attraverso la quale cerchiamo continuamente lo sguardo altrui, mentre il like diventa una piccola ma potente conferma di visibilità e accettazione.
LIKE MACHINE racconta quindi il passaggio da uno schermo utilizzato per guardare il mondo a uno schermo attraverso il quale cerchiamo di capire come il mondo guarda noi.
OCCASIO
OCCASIO
Reiectio non est finis, sed occasio
Occasio è un’opera concettuale che rappresenta il rifiuto e invita l’osservatore a interpretarlo come una vantaggiosa opportunità.
“Il rifiuto non è la fine, ma un’opportunità”, recita la frase posta sul quadro e che, grazie all’autorevolezza del latino, trasmette una riflessione importante e infinitamente applicabile.
Ciò che è rappresentato sulla tela è un esempio concreto di come una serie di rifiuti, vissuti in prima persona dall’artista, possano essere interpretati come il primo passo verso qualcosa di grande.
In questo caso infatti, l’opportunità è rappresentata dall’opera stessa che, una volta scelta, raggiungerà il picco massimo della sua espressività e quindi il suo scopo finale.
Le frasi di rifiuto sono racchiuse in dei cerchi colorati che ricordano delle bolle di sapone.
Sono libere di fluttuare e di staccarsi dal vissuto dell’artista senza alcuna vergogna e frustrazione, con il fine di raggiungere l’osservatore e di trasmettere, attraverso la bellezza dell’opera, un messaggio potente.
Nessun rifiuto potrà mai definire il proprio valore. Andare oltre il giudizio negativo esterno e trasformarlo in qualcosa di costruttivo vuol dire credere fino in fondo nelle proprie idee.
Varie info tecniche sull’opera che è disponibile già pronta:
- Misure 88,5 x 68,54 cm. I dischi colorati escono fuori dal quadro in maniera tridimensionale.
- I cerchi sono realizzati a mano dall’artista con la resina e sono fissati su una cornice d’epoca.
- Le frasi sono inglobate nei cerchi stessi.
- La targhetta posta sul quadro è in ottone è la frase è incisa.
- Il fondo su cui sono fissati i cerchi è in resina epossidica.
- Il quadro è datato maggio 2025.
PASTICCINI EMOZIONALI
Il “Pasticcino Emozionale” è un’opera concettuale che evoca un significato profondo.
Su ogni pasticcino, tra le varie decorazioni colorate, è posato un “cioccolatino” in resina (al gusto di fragola, menta, limone, arancia…) con una parola amara inglobata, metafora delle complessità e difficoltà della vita.
I Pasticcini Emozionali funzionano come “promemoria artistico” in grado di ricordare all’osservatore di affrontare con leggerezza stress, rabbia, sofferenza, preoccupazione, paura e chi più ne ha più ne metta.
Accettando con dolcezza queste forti e complicate emozioni, sarà più facile mandarle giù in un sol boccone, con il fine di ridurre la sofferenza.
Un’opera che favorisce incontrollatamente il processo identificativo, portando inevitabilmente a chiedersi “Qual è la mia emozione forte da esorcizzare, per evitare che prenda il controllo della mia vita?”.
Tra le emozioni difficili e la reazione ci siamo noi che possiamo fare la differenza decidendo come comportarci davanti ad essa.
Ci sono diversi filosofi, psicologi e psicoanalisti che hanno sostenuto l’importanza di accettare le emozioni negative con un atteggiamento amorevole e di apertura invece che reprimerle e combatterle.
- I pasticcini misurano circa 7 cm di diametro e possono essere personalizzati a partire dalla base fino alla panna e alle decorazioni.
- Si possono scegliere i cioccolatini del colore che più si preferisce e con la parola amara che più ci rappresenta.
- La panna del pasticcino è realizzata con un materiale modellante ricoperto poi di resina per donare un effetto finale glossy.
- La base del quadro è in resina anch’essa personalizzabile per quanto riguarda il colore.
ENJOY LIFE
Il quadro persiana con caramelle è scritta Enjoy che si chiama “ENJOY LIFE”, è caratterizzato da una persiana riempita di dolciumi colorati e tridimensionali, sul quale spicca la parola “Enjoy” come un comando gioioso, è un vero e proprio Inno alla gioia.
È una finestra aperta su una dimensione parallela dove la spensieratezza, il piacere e l’istinto di meravigliarsi davanti alle piccole cose, dominano su tutto.
Una celebrazione gioiosa del qui e ora, un rifugio visivo contro la pesantezza quotidiana, un elogio alla leggerezza che non è superficialità ma una scelta consapevole della ricerca del buono, del bello, del dolce.
Goditi la vita, ora!
HATERS
HATERS è un’opera concettuale che invita a riflettere sul paradosso della celebrità nell’epoca dell’iper-visibilità.
La fama acquisita tramite i fenomeni virali sui social nasconde spesso un lato oscuro e una verità scomoda: la sua nascita può essere tanto veloce quanto la sua distruzione.
Nel 2025, il genere umano è letteralmente impazzito per il Labubu, pupazzo con le sembianze di un mostriciattolo dalla forte estetica pop, creato dall’artista cinese Kasing Lung.
I video dello spacchettamento delle “blind box” (compri e non sai quello che ti capita) sono diventati virali in tutto il mondo grazie all’effetto sorpresa in diretta sui social, portando milioni di persone ad essere disposte a qualsiasi cosa pur di possederne uno.
In quest’opera artistica, il Labubu quale simbolo culturale moderno dell’ossessione collettiva e del successo virale, è inglobato in un blocco di resina come un reperto cristallizzato del nostro tempo.
Intorno a lui, stelle come promesse di gloria, ma che in realtà contengono parole di odio tratte direttamente dai social: frasi reali, crude, lanciate contro una creatura fittizia che ha avuto “l’ardire” di diventare famosa.
La fama, nello star system del web, sembra quindi essere a tutti gli effetti direttamente proporzionale al disprezzo.
È come se esistesse un’invisibile ma ben precisa equazione: <fenomeno virale = avversione>
Quest’ultima, se portata all’estremo, può arrivare alla distruzione dello stesso fenomeno virale.
Equazione indistintamente applicabile nei confronti di un innocuo oggetto inanimato e, ahinoi, nei confronti di una persona.
Forse non siamo pronti a vedere brillare qualcun altro e non vediamo l’ora di distruggere chi ha successo perché la loro fama ci provoca uno fastidioso senso di frustrazione?
In un’era in cui siamo tutti più scoperti e quindi esposti alle critiche, diventiamo dei facili bersagli e l’unico modo per sopravvivere potrebbe essere quello di richiudersi in una teca (immaginaria) dalla quale osservare l’accanimento altrui ma senza esserne intaccati, esattamente come il Labubu nel blocco di resina.
Le frasi degli HATERS rimangono all’esterno ma, osservandole con sgomento mentre si scagliano violentemente sulla superfice trasparente in maniera confusionaria, proprio per richiamare un fastidioso vociare di sottofondo, non si può fare a meno di chiedersi se questa nuova stella del web sopravvivrà.
MERDA D'ARTISTA LAVINIA'S
MERDA D’ARTISTA
Il valore di un’opera
Questa opera nasce come omaggio e rivisitazione della Merda d’artista di Piero Manzoni, una delle opere più provocatorie e iconiche dell’arte contemporanea. Realizzata nel 1961, l’opera di Manzoni mette in discussione il valore attribuito all’arte e all’artista, trasformando un elemento del tutto ordinario e personale in un oggetto da conservare, esporre e considerare opera d’arte.
Il gesto di Manzoni porta all’estremo il rapporto tra artista, opera e valore, attraverso il paradosso di elevare a oggetto artistico qualcosa che, per sua stessa natura, è considerato privo di valore. La Merda d’artista diventa così una riflessione ironica e provocatoria sul principio secondo cui ciò che proviene dall’artista può acquisire valore proprio in quanto riconosciuto come opera.
Questa rivisitazione riprende quel medesimo paradosso traslandolo nell’immaginario di un’artista contemporanea. Al posto della materia originale, dal barattolo fuoriescono gli orsetti, elemento ricorrente e distintivo del linguaggio di Lavinia’s: una sorta di “materia d’artista” che, estrapolata dal proprio universo creativo e inserita nel celebre contenitore di Manzoni, assume una nuova identità e un nuovo significato.
L’opera diventa così un gioco concettuale sul valore attribuito a ciò che un artista produce: se nella Merda d’artista anche ciò che è considerato scarto può essere elevato a opera, qui anche gli elementi più riconoscibili e ricorrenti della produzione di un’artista diventano materia da consacrare, conservare ed esporre.
In questo cortocircuito tra l’opera di Manzoni e il linguaggio di Lavinia’s, la provocazione originaria viene ripresa e trasferita nel presente, mantenendone intatta la domanda di fondo: che cosa rende un oggetto un’opera d’arte e da dove deriva il suo valore?
PERSONALIZZAZIONE
Alcune opere concettuali sono riproducibili e si possono personalizzare.
Si ricorda che essendo tutto realizzato a mano, ogni pezzo rimane comunque unico.
Contattare l’Artista per maggiori dettagli
GALLERIE E RIVENDITORI
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ALTRE INFO IMPORTANTI
Consulta la FAQ per molte altre informazioni importanti che, al momento dell’ordine, si considereranno come lette.




















































































